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Casa Vacanze B&B Sicilia

LE FESTE DI AGOSTO a Galati Mamertino

A Galati si può dire che l’anno abbia un “suo” particolare calendario: comincia il 27 agosto e finisce, anzi culmina, nelle Feste. Quando si voleva prendere in giro qualcuno che, nel corso dell’anno, indossava un abito nuovo, gli si diceva: E pi festi chi ti metti?[1] Le Feste di Agosto rappresentavano quindi una meta, un’attesa che sarebbe rimasta impressa per la vita nell’inconscio di ogni nativo, un’attesa che l’avrebbe ac­compagnato dovunque!

Durante questi giorni il paese è pieno di centinaia di persone che accorrono da ogni parte, dall’Italia e dall’estero! Per pernottare quindi durante queste suggestive festività occorre prenotare per tempo!
Il Palmento Casa Vacanze e B&B  sarà felice di mostrarti la vera tradizione siciliana, con i caratteristici pasti locali, le escursioni e i migliori posti per vivere le tue splendide giornate di mare o le suggestive passeggiate al lago Biviere, con vista del maestoso Etna!.

LE FESTE DI AGOSTO A GALATI MAMERTINO si articolano nell’arco di quattro giorni dal 23 mattina al 26 sera; ci sono ben cinque processioni: la sera del 23 la statua di San Giacomo dalla Matrice viene condotta alla Chiesa del Rosario ove viene prelevata la statua di S. Rocco e insieme vengono ricondotte alla Matrice; processione di S. Rocco il 24; due processioni con i Tre Santi il 26; la più suggestiva è però quella della sera del 25. I simulacri dei due Santi lasciano la Matrice fra spari e luminarie e vengono condotti a S. Caterina ove il Simulacro del Cristo è già pronto al centro della Chiesa sulla “croce della processione”, bel pezzo d’artigianato locale in massiccio legno di pino.

La folla crea attorno un eccitato marasma, le campane delle tre chiese suonano a festa, una scarica assordante di mortaretti e l’acre odore di polve­re bruciata elettrizzano l’ambiente e un “grido-preghiera” prorompe dai petti dei fedeli che si accingono a portare il Cristo:E gridamu tutti, invoca uno dei portatori e tutti in coro rispondono con quanta voce hanno in corpo: Viva u Santissimi^ Crucifissu!. E quel grido risulta quasi un’offensivaassonanza-dissonante per l’orecchio, eppure fa parte di noi; è parte integrante dei nostri ricordi.

E frattanto il Simulacro, acrobaticamente, è sollevato, sbanda, è ripre­so, mai un incidente… e questo è il più grande miracolo! Supera il portale e poi, mistico, sublime, è in mezzo alla folla, porta­to a nuda spalla da quanti hanno “fatto voto” per grazia ricevuta o ancora implorata, ed è retto in equilibrio da un numero incredibile di cordoni intrec­ciati a fili multicolori, legati ai due bracci di croce.

E imbocca i vicoli del quartiere di S. Caterina e quindi la via centrale che in quella parte del paese è particolarmente angusta; sale verso la Chiesa Madre fra due ali di folla. Quella sera neppure i vecchi più vecchi restano in casa! I paesani sono tutti lì, a rimirare quel “Volto” e tanti per quell’attimo di ebbrezza hanno attraversato l’Oceano.

Forse il segreto dell’attaccamento dei figli alla “madre Galati” sta tutto nella mistica sembianza di quel Volto.

E così ogni anno, in Agosto, una diana squilla argentina per i cieli immensi e al suo suono i galatesi sparsi per il mondo sentono urgente l’an­sia di tornare ai patri lidi. Dalle lontane Americhe e dall’Australia, dalle più svariate nazioni europee e dalle città d’Italia vicine e lontane, si prende la via del ritorno.

Ai nostri monti ritorneremo! E’ come una promessa che ogni galatese fa a se stesso quando, in cerca di fortuna, s’avvia per le vie del mondo. E appena Agosto batte alle porte, nell’animo, ciascuno fa il suo pensierino di ritorno. Vi troverà le antiche tradizioni che si mescolano col nuovo, sì che giovani e vecchi, fra quelle antiche mura, si sentono uguali, anche se appar­tenenti a generazioni diverse.

Le Chiese, le mirabili opere marmoree e le belle tele di cui sono ador­ne, le processioni, sempre le stesse nei secoli, e i “Tre Santi”, patrimonio ine­stimabile di Galati, uniscono i galatesi di nuovo, anche se lontani dalla Patria da decenni. Si torna e ci si sente come se mai ci si fosse allontanati. Le date sono sempre quelle; le statue e le invocazioni sempre immutabili. Si ritrova­no cambiati invece i costumi, livellati dalla comunicazione di massa, e i ragazzi e le ragazze: più sicuri di sé e forse un po’ più spregiudicati.

Le Feste di Agosto hanno un loro fascino ben definito perché riescono a dare qualcosa a ciascuno, sempre.

I festeggiamenti dei Tre Santi affonda­no la loro tradizione nei secoli. La liturgia attuale ha già celebrato il suo cente­nario nel 1960 e fu ricordata con una solenne cerimonia, svoltasi alla pre­senza del Vescovo, del Sindaco, avv. Giacomo Fazio e del Consiglio Comunale al completo: oratore ufficiale padre Gaetano Drago 30;  lo scorso anno è stato celebrato il 150° anniversario con un Anno Giubilare.

Centocinquanta anni prima la Sicilia era stata pervasa da un’ondata di giubilo, dopo la vittoria di Garibaldi a Milazzo (18 luglio 1860); in tutta l’Isola si svolgevano grandi manifestazioni popolari; “e i Galatesi di allora pensarono di celebrare il grande avvenimento patriottico della liberazione dalla monar­chia borbonica con feste solenni. Non esistevano in quei tempi festeggiamenti civili e, religiosi com’erano, i nostri padri decisero, proprio quell’an­no, di dare maggiore solennità alle feste patronali, aggiungendo alle feste popolari di S. Giacomo e di S. Rocco quella annua del Crocefisso che si venerava da circa tre secoli nell’antica chiesa di S. Caterina. E da allora la festa del Crocefisso divenne il centro e l’anima delle Feste di Agosto”.


Il Cristo che viene portato in processione è una statua lignea attribuita a furor di popolo all’arte di fra’ Umile da Petralia[2]; la perfetta armonia anatomica, il dolente abbandono dell’Uomo-Dio alla volontà del Dio-Padre, il flessuoso movimento delle linee del corpo per nulla danneggiato dal perizoma annodato e fluente sulla destra, culminano nella serena, penetrante espressione di quel magico Volto!

La fantasia popolare, fulminata dalla visione di quella infinita dolcez­za, favoleggiò che l’Artista, dopo aver quasi completata l’opera, s’era arrestato senza riuscire a definire gli ultimi tratti di quei lineamenti e che il buon frate francescano, alfine si arrese e chiese aiuto a Gesù che, commosso, mandò gli angeli a dare gli ultimi tocchi.

La favola che veniva raccontata a noi da piccoli e che i nostri padri avevano sentita dai loro, sta a simboleggiare quanto fascino emana da quel­la statua e a dimostrare quanto sia plausibile l’ipotesi che i galatesi siano legati così affettuosamente al loro paese proprio dall’espressione del Volto di quel Cristo.

(Fonte: Dr. Salvatore G. Vicario)


[1] E per il giorno della festa che vestito indosserai? Si intende: se indossi ora il vestito buono per i giorni delle feste indosseresti un vestito usato

[2] Non se ne ha il documento e, comunque, la statua lignea si pone fra le opere più prestigiose e artisticamente più interessanti fra quelle uscite dalla bottega del frate di Petralia.

Discussion

4 Responses to “LE FESTE DI AGOSTO a Galati Mamertino”

  1. una tradizione che abbiamo dimenticato…

    Posted by Raffaele Cosimo | 10 maggio 2015, 07:07
  2. Una profonda nostalgia in queste parole…

    Posted by Geremia | 9 gennaio 2018, 01:28
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