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vacanza in Sicilia low cost

La visita alle Rocche Rosse e al Catafurcu

Soggiornando al Palmento hai la possibilità di visitare le bellezze naturali della Sicilia.

Ecco una splendida visita guidata da poter fare!

S’ ‘u Catafurcu ‘n vidist’ a Jalati
i sordi chi spinnisti su ppizzati

L’angolo del territorio di Galati Mamertino che conduce alla contrada Mulisi e alla cascata del Catafurcu ha attirato da tempo immemorabile l’attenzione dei geologi e dei promotori turistici a causa delle particolarità specifiche della sua natura.Pensare che a pochi chilometri dalle autostrade e dai rumorosi e inquinati centri urbani possa esistere un simile paesaggio “drammaticamente affascinante” potrebbe sembrare pura fantasia se non fosse palpitante realtà: questo sito, unico in Sicilia, è posto immediatamente a monte dell’abitato della borgata San Basilio, frazione di Galati Mamertino.Imboccata la strada per Portella Gazzana, passando da Rrafa, subito prima di giungere a San Basilio, si diparte il diverticolo, parzialmente carrozzabile, versoMulisi e il Catafurcu.

Rocche Rosse e al CatafurcuGià al primo impatto si ha la sensazione di accedere in un luogo naturalmente conturbante. Quelle montagne caratterizzate da terra rossiccia – i Rrocchi rrussi – cominciano a parlare di profondità marine, prima di diventare, come oggi sono, rupi scoscese e ricettacolo di Acantodii e Placodermi nonché di molluschi, le cui valve fossili ancora oggi ci raccontano di epoche remotissime: Anfineuri risalenti al Cam­briano, Scafopodi già noti sin dal Siluriano, Lamellibranchi (gruppo delle Rudiste), specie-guida del Cretaceo, e i Gasteropodi, già noti nel Cambriano e che parlano di tutti i successivi tempi geologici e i Cefalopodi Ammonoidi Tetrabranchiati, comparsi nel Paleozoico ma sviluppatisi nel Mesozoico con tale ricchezza di specie da far meri­tare a quell’era l’appellativo di era delle Ammoniti. Giustamente quindi questo comune ha approntato un museo dei fossili: il Museo paleontologico Maugeri-Gemmellaro.

Percorse ancora poche centinaia di metri, ci si imbatte nel villaggio agro-pastorale diMulisi, ormai spopolato e sacrificato alle comodità del progresso; è sovrastato da una rocca immane, dalla quale però zampilla un pollice d’acqua freschissima e invitante. Si procede ancora per alcuni minuti e si deve abbandonare ogni automezzo.

Da quel punto e per altri quattrocento metri ci si dovrà avviare usando le gambe: si viene però fagocitati dalla natura, violenta, incombente, sovrana. Intorno si legge il furore dello sconquasso millenario al quale il sito fu soggetto; sono macigni e squarci, dalle cui fessure prorompe una vegetazione spontanea che, in primavera, si ammanta di mille e mille corolle policrome sulle quali primeggia il giallo delle ginestre. Il tragitto, ora graffiato nell’altimetria di questo paesaggio e protetto da una robusta palizzata, conduce finalmente alla meta: una frattura verticale di oltre trenta metri proprio lì ove scorreva il torrente che, quindi, precipita a valle a cascata.

È il Catafurcu, è il documento di cosa può produrre l’ira degli eventi naturali: mi sembra inutile tentarne la descrizione; essa non avrebbe termini per farla almeno immaginare. Ciascuno deve vederla, fissarla nella memoria …. Meditarla.

Ma poi, scendendo al greto, avviene il miracolo. Ci si accorge che l’acqua non si è tutta incanalata nel letto precipite: un modestissimo ruscello ha preteso il suo diritto al dissenso. L’acqua si è infiltrata nelle fessure, ha inumidito il suo letto alternativo, è scesa lungo un pendio, ha trovato una grotta, se n’è impossessata, l’ha inumidita creando l’ambiente idoneo ad ammantarla di verdissimo muschio, qua e là gocciolando quasi a simulare un pianto.

La grotta veniva sempre più frequentemente violata dai turisti che, per portarsi un ricordo fotografico, vi si introducevano incuranti del danno che ogni volta provocavano. Fu ottima idea quella di installarvi una statuina di Madonna: è diventata la grotta delle lacrime di Maria.

Quella umidità inoltre ha creato intorno l’humus per l’impianto di una rara pianta: lapetàgnia; è questa una varietà del genere monotipica di ombrellifera, endemica della Sicilia nordorientale (Galati Mamertino e Tortorici). Il nome botanico le fu dato da Giovanni Gussone, botanico palermitano, in onore di Vincenzo Petagna, nato a Napoli il 17 gennaio 1730, botanico, medico ed entomologo.

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